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Seiðr
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Il mwcqmwcgseiðr (in italiano anche mwcwmwdaseid o mwdqmwdgseidhr) è un tipo di mwdwmagia sciamanica di tradizione nordica e germanica che consentiva di assumere il mweafjölkungicite-ref-1[1], cioè "il più grande poteremwfq". Secondo la mitologia era una pratica di origine mwfgVanir insegnata da mwfwFreyja a mwgaOdino. Buona parte della magia mwgqseiðr si basa sulla comunicazione con gli spiriti e potremmo trovare qualche analogia con il concetto di mwggMana mwgwmelanesiano. Il mwhaseiðr permetteva di prevedere il futuro, ma anche di dispensare morte, sventura e malattia. Con la pratica del mwhqseiðr era infatti possibile privare un individuo della sua forza e della sua intelligenza per trasmetterle a qualcun altro.
Contents
• Note
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Etimologia
La parola mwiqseiðr si crede derivi dal mwigproto-germanico *mwiwsaiðaz, collegato al lituano mwjasaitas "segno, predizione", derivante dal mwjqproto-indoeuropeo *mwjgsoi-to- "corda" e la sua radice mwjwseHmwka2i- "legare": Tuttavia non risulta chiara la connessione con la pratica del mwkqseiðr. Si pensa che forse corde o lacci venissero usati durante le sedute del mwkgseiðr. È anche stato fatto un collegamento con il finlandese soida, "suonare uno strumento"cite-ref-2[2]. Questo collegamento oltre a sottolineare l'importanza della musica in questo rito, potrebbe indicare la filiazione della magia nordica da quella finnica e sami.
Nell'mwmaantico inglese i termini correlati sono mwmqsiden e mwmgsidsa, entrambi conosciuti solo in contesti in cui sono gli mwmwelfi (mwnaælfe) a praticare questa magia o qualcosa di simile al mwnqseiðr. Le parole più usate in mwngantico inglese per indicare chi pratica la magia erano mwnwwicca (al maschile) e mwoawicce (al femminile), da cui deriva il moderno inglese "witch".
Caratteristiche
È una pratica stregonica di origine sciamanica utilizzata da singole individualità, quasi sempre di sesso femminile. Infatti sebbene le attestazioni riguardanti i caratteri e le tecniche rituali non risultino facilmente reperibili, sembra che gli mwow"atteggiamenti femminili fossero tanto numerosi che gli uomini si vergognavano di praticarla; allora si insegnò quest'arte alle sacerdotesse" (cit. Lanczkowski). Nella mwpaLokasenna, mwpqLoki viene accusato dagli altri dèi di praticare il mwpgseiðr e quindi di tenere atteggiamenti effeminati, Loki risponde facendo notare che anche mwpwOdino si è accostato al mwqaseiðr. Un uomo che faceva uso del mwqqseiðr era chiamato mwqgseiðmaðr ed era visto come non virile ed effeminato, perciò chiamato mwqwergi (o mwraargr), cioè giumenta, e mwrqniðr, una delle peggiori accuse che potesse essere rivolte a un uomo. Tradizionalmente il mwrgseiðr non distingue tra magia buona o cattiva e non concerne la pratica magica delle mwrwrune.
Chi praticava la magia era definito in vari modi: mwsqseiðkona (donna che usa il seiðr), mwswseiðmaðr (uomo che pratica il seiðr); mwtaspákona (donna che prevede il futuro); mwtqmwtgvölva.
mwwaSnorri Sturluson riporta le origini mitologiche del mwwqseiðr nella mwwgSaga degli Ynglingar. Egli connette il mwwwseiðr con le divinità mwxaVanir: nella fattispecie è mwxqFreyja che ha insegnato il mwxgseiðr agli mwxwÆsir. Il termine è usato anche nel moderno paganesimo mwyaÁsatrú per indicare la pratica magica.
Il mwygseiðr faceva uso di incantesimi (mwywgalðrar, sing. mwzagalðr) e a volte di danze.
Le donne che praticavano questa magia appartenevano a livelli piuttosto alti della società e forse ricoprivano altri importanti ruoli. Per invocare l'aiuto di divinità o spiriti potevano fare affidamento anche ad altre persone. Alcuni testi suggeriscono che il mwzgseiðr veniva usato soprattutto in momenti di crisi che potevano essere risolti attraverso la predizione del futuro o la maledizione dei nemici. Da qui si evince che il mwzwseiðr poteva avere una valenza positiva ma anche un grande potere distruttivo che poi ebbe il sopravvento soprattutto con l'avvento del mwaaCristianesimo.
Un oggetto molto importante era il mwagseiðstafr, un bastone di metallo che apparteneva alle mwawseiðkonar e veniva probabilmente usato durante i rituali. Qui potrebbe esservi un collegamento con le mwbavölva, profetesse che derivavano il loro nome appunto dal fatto di portare un bastone (o scettro, mwbqvöl). Un interessante rinvenimento archeologico nell'isola di mwbgÖland, la cosiddetta mwbwtomba della signora di Ölandcite-ref-3[3], conteneva i resti di una donna sepolta insieme a uno scettro di 82 cm fatto di ferro, con dettagli di bronzo e in cima il modellino di un edificio. Inoltre, la donna era vestita con una pelliccia d'orso ed era seppellita in una nave insieme a mwdasacrifici animali e umani.
Riferimenti letterari
Saga di Eiríkr Rauðri
In questa saga del XIII secolo, nel capitolo 4, compare una mwggvölva di nome Thorbjǫrg (lett. mwgwProtetta da Thor)cite-ref-4[4]. Il suo abbigliamento viene descritto in modo molto dettagliato e si dice che in quel periodo in Groenlandia vi era un particolare momento di carestia:
«In quel tempo vi era una grande carenza in Groenlandia. Quelli che erano partiti per pescare avevano catturato molto poco e alcuni non erano tornati. Nell'insediamento viveva una donna di nome Thorbjǫrg. Era una profetessa (spákona) e la chiamavano Piccola Veggente (lítilvölva). Thorbjǫrg era vestita con un mantello azzurro [...] ed era intarsiato di gemme quasi fino alla gonna, e al collo portava perline di vetro. Sulla testa portava un cappuccio di pelle d'agnello foderato d'ermellino. In mano portava uno scettro (staf í hendi) con un'impugnatura; era ricoperto di ottone e ornato di gemme attorno al manico. [...] Possedeva una grande borsa di pelle dove conservava i talismani necessari alla sua conoscenza. Ai piedi portava scarpe di pelle di vitello [...] Alle mani portava guanti di ermellino, bianchi e foderati all'interno. [...] Li pregò di portare da lei quelle donne che conoscevano gli incantesimi conosciuti come Varðlokur.»
(Saga di Erik il Rosso)
Tra queste donne vi era una certa Guðrið che rifiutò di prendere parte al mwigseiðr perché cristiana. Guðrið disse che, sebbene non fosse esperta di questi canti, la sua madre adottiva Halldís le aveva insegnato i mwiwVarðlokur. Questo potrebbe significare che le conoscenze e i rituali magici, quasi sempre nell'ambito femminile, erano abbastanza noti e condivisi a una larga parte di persone. Poi viene descritto il rituale:
«"Le donne formarono un cerchio e Thorbjǫrg salì sull'impalcatura e il saggio preparati per i suoi incantesimi. Poi Guðrið [costretta a partecipare comunque al rito] cantò il Varðloka in modo così bello ed eccellente che sembrava che nessuno prima di allora avesse sentito una voce così bella come adesso. La spákona la [Guðrið] ringraziò per il canto."»
(Saga di Erik il Rosso)
Alla fine del mwjgseiðr Thorbjörg disse:
«E io adesso posso dire questo, che la carestia non durerà a lungo e la stagione sta migliorando, con la primavera che avanza. L'epidemia di febbre che ci ha oppressi sparirà più presto di quando avremmo potuto sperare.»
Pietra runica di Skjern
Questa pietra runica si trova nel villaggio di Skjern in mwkwDanimarca e risale all'epoca vichinga. È identificata come mwlaDanish Runic Inscription 81 o mwlqDR 81. Contiene una maledizione contro chi pratica il mwlgseiðr.
Il testo dice che la pietra è stata dedicata da una donna di nome Sasgerðr in memoria di Óðinkárr Ásbjǫrnson. Il nome Óðinkárr (mwmauþinkaur) è un mwmqnome teoforico che si ricollega a Odino e forse a un culto iniziatico in cui si lasciavano crescere i capelli. Per questo motivo, è possibile che il signore (mwmgdrott) menzionato sia proprio mwmwOdino, anche se è probabile si riferisca a un re o un uomo di rango (jarl o mwnahersir).
Traslitterazione delle rune in caratteri latini
(norreno)
«A: Sasgærþr resþi sten, Finnulfs dóttir at Oþinkor Asbiarna sun, þan dyra ok hin drottinfasta. B: Siþi sa mannr æs þøsi kumbl of briuti»
(italiano)
«A: Sasgerðr, figlia di Finnulfr, ha eretto questa pietra in memoria di Óðinkárr figlio di Ásbjǫrn, stimato e leale al suo signore
B: Chi distruggerà questo monumento (sia) uno stregone/siþi [cioè sia maledetto]»
Note
cite-note-11. ↑ Chiesa Isnardi, 1991 (p.96)
cite-note-22. ↑ Chiesa Isnardi, 1991 (p.95)
cite-note-33. ↑ mwqwvanherpens, mwramwrqWomen – Key figures in medieval Sweden, su mwrgSofie Vanherpen, 28 ottobre 2016. mwrwURL consultato il 2 marzo 2017.
cite-note-44. ↑ mwsw(mwtamwtqEN) mwtgmwtwThe Saga of Erik the Red - Icelandic Saga Database, in mwuaIcelandic Saga Database. mwuqURL consultato il 2 marzo 2017.
Bibliografia
• Gianna Chiesa Isnardi, mwvqI miti nordici, Longanesi, 1991
• Gianna Chiesa Isnardi, mwvwStoria e cultura della Scandinavia. Uomini e mondi del nord, Bompiani, 2015
• Louise Karen Jolly, Catherine Raudvere, Edward Peters, mwwqWitchcraft and Magic in Europe: The Middle Ages. Continuum International Publishing Group, 2002.
• mwwwNeil Price, mwxaThe Viking Way: Religion and War in Late Iron Age Scandinavia. Uppsala: Department of Archaeology and Ancient History, 2002.
• Leszek, Gardela, mwxgInto Viking Minds: Reinterpreting the Staffs of Sorcery and Unraveling Seidr. Brepols Publishers, 2009.
Collegamenti esterni
• mwygLa magia en la saga de Hrolf Kraki, su scielo.org.ar.
• mwzaWitchcraft and Magic in Europe: The Middle Ages.
• mwzgmwzwThe Meanings of Elf and Elves in Medieval England mw0aArchiviato il 27 gennaio 2007 in Internet Archive.